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Cagliari-Bari, l’analisi tecnica

di Angelo Cerina

Una brutta partita conclusa con una sconfitta rossoblù. Così Cagliari Bari di ieri.

Questo capita nove volte su dieci in partite così alla squadra di casa a cui gli avversari riconoscono correttamente una superiorità tecnica e per ciò non si scoprono, non si fanno trovare scoperti e aspettano l’occasione buona per fare il colpaccio.

Il Cagliari si è schierato con il suo solito 433 che ha tenuto per tutta la gara salvo i 10 minuti finali quando in superiorità numerica è passato ad 3313 nella speranza di raggiungere un pari, ma un cambio tattico più frutto della disperazione che non di una scelta meditata.

Il Bari con oramai il solito rombo 4312 utilizzato da pressoché tutte le squadre che affrontano i rossoblu, ma questa volta, a differenza del Campobasso e del Modena, molto più rigidamente votato alla copertura ed con una attenzione maniacale a non concedere alcuna ripartenza al Cagliari. Insomma, un rombo zero rischi per intenderci con la punta più avanzata quasi sempre dietro la linea della palla.

In questo terreno vischioso il Cagliari ci è finito in pieno dentro e così è arrivato tranquillamente quasi sempre nella trequarti avversaria ma da quel punto in poi buio pesto. Infatti il povero Lapadula si è trovato isolato in area e reso perciò innocuo da un reparto difensivo attento ma con un compito facilitato dalla modalità di gioco scelta da Liverani. Nandez e Mancosu tenuti inutilmente larghi venivano neutralizzati con una facilità estrema, Rog mai coinvolto nel tentare di aggredire l’area e Viola che sembra oramai scelto come l’uomo faro e luce del gioco, per intenderci l’intoccabile della compagnia, a fare solo tanta confusione più che ad orchestrare.

Così il primo tempo è andato via senza grandi emozioni se non nei minuti di recupero dove il Cagliari avrebbe potuto sbloccare fortuitamente il risultato. Forse allora la partita avrebbe potuto avere una storia diversa, ma sarebbe stato appunto solo ed esclusivamente un caso.

Nella ripresa niente è cambiato se non la solita sostituzione dopo 15 minuti di Rog e Nandez, sostituzioni oramai ripetute tutte le domeniche ad inizio ripresa da diverse da diventare scontate. Una domanda: visto che riguardano i due giocatori tra i più importanti, anzi i più importanti che ha in rosa, perchè questo sistematico avvicendamento? Non hanno i 90 minuti nelle gambe? A questo punto sarebbe preoccupante.  Scelta tattica dettata da esigenze di gara? Lo escluderei visto che una cosa si è capita: che Liverani le partite più che leggerle in corsa le scrive prima e tutti lo sanno che nel calcio ciò che è vero al fischio d’inizio può non esserlo dieci minuti dopo. Credo che questa cosa vada spiegata prima o poi direi meglio prima che poi.
E così, ritornando alla gara, Pavoletti ha preso il posto di Lapadula, ma niente è cambiato in meglio anzi la situazione è peggiorata. Infatti un Bari attento e ordinato nel fare il suo compitino ha sfruttato sornione – vi ricordate il Cagliari così a Benevento?  – l’occasione propizia e grazie al doppio errore di Goldaniga, prima nel duello ravvicinato e di Zappa poi in copertura, ha fatto centro con il veloce e abile Cheddira
Sotto di un goal il Cagliari non ha avuto alcuna scossa se non quando è rimasto in superiorità numerica. Allora ha cercato finalmente di riempire l’area, ha cercato – riuscendoci però quasi mai – ed il palo di Pavoletti in collaborazione con Makoumbou su un calcio d’angolo è frutto più del caso che di una idea di gioco.
Dunque una brutta partita, un passo indietro preoccupante anche perché ci aspettavamo tutti un passo avanti bello e determinato. Per la serie A il Cagliari non può e non deve in casa giocare con un sistema di gioco che isoli ed abbandoni un’unica punta in mezzo ad un area lontana e sperduta. Non cambia se questa punta si chiama Lapadula o Pavoletti. Il Cagliari in casa deve essere padrone della gara e per fare questo deve sfruttare meglio i suoi uomini migliori – Nandez e Rog su tutti – e giocare con due punte davanti. Che questo diventi la regola e non l’eccezione se no non si va da nessuna parte.
Equilibrio sempre, ma in movimento, al posto del non equilibrio stando fermi. Disciplina che significa attenzione assoluta ma anche tanta consapevolezza di dover e poter far male a tutti. Questa è la via per risalire se no all’Arena di Cagliari ci saranno tanti Bari.

Chiudiamo con l’arbitro Fourneau di Roma. Il classico arbitro di categoria superiore che scende in B e sembra che stia facendo un regalo. Deconcentrato, alli non puniti altri inventati o invertiti, si adegua alla mediocrità della gara e anzi ne è complice voto 5 meno

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